Se la vita ci è resa difficile da questa assurda malattia, noi non ci arrendiamo!
"Short-term profits can short-change our future...The cost of ignoring the chemical effects on human health is quietly but steadily growing ever higher, creating a dangerous risk to the very underpinnings of society" Cindy Duering
"Scopo e compito della scienza (episthmh) è lo scoprire qualcosa che non è stato ancora scoperto e il cui esser scoperto sia preferibile al restare ignoto". Ippocrate

martedì 15 maggio 2012

Malattie ambientali e donne

La dott.ssa Lisa Nagy è convinta che le malattie ambientali non vengono prese sul serio perchè sono le donne ad esserne maggiormente colpite; infatti, molte donne, insieme con la malattia ambientale sviluppano problemi di salute a livello cognitivo e mentale. Quando vanno dal medico, possono avere problemi mentali o cognitivi, ma il loro comportamento deriva in realtà dall'ambiente inquinato. Troppo spesso, i medici si concentrano sui sintomi della salute mentale delle donne e, offensivamente, consigliano di rivolgersi allo psichiatra, quando  in realtà queste pazienti hanno  bisogno di uno specialista di medicina ambientale. Quando viene trattata la tossicità, i sintomi fisici e mentali migliorano notevolmente e possono anche scomparire.
La dottoressa, come delegata della Massachusetts Medical Society (MMS), ha introdotto una risoluzione per auspicare una maggiore consapevolezza dei medici sulle malattie ambientali con l'introduzione di un'ora di corso di Educazione Continua in Medicina sulla sensibilità chimica. 
Lisa Nagy, MD, fa parte dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), Gruppo di lavoro sulla comprensione scientifica dell'effetto delle sostanze chimiche sulla salute umana. È  la fondatrice nonchè presidente della Preventive and Environmental Health Alliance e può essere contattata a questo indirizzo di posta elettronica lisa@nagy1.com . 
Non ha conflitti di interesse nella promozione della medicina ambientale.
Per evitare le tossine ambientali, suggerisce a tutti di:
  •  Non usare profumi o prodotti con additivi profumati  
  • Non usare pesticidi
  • Utilizzare  detersivo e ammorbidenti atossici
  • Usare prodotti non tossici per la pulizia 
  • Non vivere in una casa con la muffa: deumidificare ed eliminare le perdite 
  • Evitare le bottiglie di plastica 
  • Utilizzare un depuratore con filtro a carbone per purificare l'aria dalle sostanze chimiche 
  • Mangiare cibi biologici in particolare latte, burro, uova, carne, mele 
  • Assumere integratori per disintossicarsi (tra cui la vitamina C) 
fonte: freepdfhosting

“Sono deodorata, decolorata, sprofumata, ripulita, struccata, degassata, svuotata, decontaminata, disintossicata… Malata, viva”.

Inizia come un'allergia. Un naso "da segugio", ipersensibile. Diventa un fastidio continuo alla pelle, alle vie respiratorie. Un'irritazione cronica nei confronti di ciò che ci circonda. Si chiama Mcs, Sensibilità chimica multipla ed è stata definita "l'allergia del secolo": una malattia immunotossica causata dall'inquinamento e dall'esposizione ai prodotti chimici di sintesi, che colpisce migliaia di persone ma di cui non si parla. Quando è in stato avanzato diventa una sorta di personale intolleranza al mondo. Nella sua fase iniziale, viene anche definita Tilt -Toxicant induced loss of tolerance (perdita di tolleranza indotta da sostanze tossiche) a sottolineare il "punto di non ritorno" che il nostro organismo raggiunge. In Italia, secondo i dati dell'associazione Amica che riunisce e assiste le persone che ne sono affette, è stata diagnosticata a circa cinquecento persone. Ma i casi reali sarebbero molti di più: -È una patologia "negata", non riconosciuta, dice Caterina Serra, giovane scrittrice e autrice di "Tilt", un romanzo-inchiesta edito da Einaudi che raccoglie le storie di vita di persone affette da Mcs. -Solo 4 medici in tutta Italia la diagnosticano. 
Perché? 
-In genere viene scambiata per un'allergia cronica, asma, un problema del fegato, stanchezza cronica, addirittura problemi mentali. 
È difficile accettare, credere che il mondo in cui viviamo diventi "ostile". Eppure le sofferenze, gli shock sono reali. I malati invecchiano precocemente. Muoiono per l'impossibilità di usare farmaci anche banali. Un'intolleranza alle sostanze chimiche industriali è un'intolleranza a tutto: niente profumi, macchine, vestiti, vernici, utensili, solventi. Il cibo? deve essere rigorosamente "bio". Le vesti, in fibra naturale. E anche l'aria, soprattutto l'aria, può far male. 
-Solo studiando come vivono loro ci si rende conto di quanto la chimica sia presente in ogni oggetto delle nostre vite: leggono libri speciali perché l'inchiostro è pericoloso, una cintura di cuoio può dargli uno shock perchè trattata con solventi". 
"Convivo con questa malattia da vent'anni -spiega Anna, il nome è di fantasia,   -mio marito ne è affetto: abbiamo comprato una casa davanti al mare perché potesse viverci: quando sta sottovento non gli arrivano odori. Per andarlo a trovare mi devo fare una doccia ore prima, non entrare in contatto con nessuno, indossare dei vestiti che mi dà lui". 
La malattia è degenerativa, non ha cause facilmente classificabili, colpisce sempre in maniera diversa da caso a caso. Tutti elementi che la rendono poco classificabile e ancor meno curabile con la medicina tradizionale. 
-Queste persone sono terribilmente sole -spiega Serra, -Ma riescono a formare una rete, a condividere le loro esperienze e le strategie di cura e disintossicazione. Si vedono anche come soggetto politico: si battono perché la loro condizione venga resa nota, riconosciuta. 
Per incontrarli Caterina ha dovuto agire come loro, con estrema attenzione ai vestiti e agli oggetti che indossava, senza profumo per non irritarli. 
-Vivendo come loro ho iniziato a notare molto più gli odori, le sostanze chimiche in cui siamo immersi senza rendercene conto. 
A suo modo, la "disintossicazione" necessaria e le strategie messe in atto dai malati di Mcs per "vivere" e non semplicemente "sopravvivere" possono far scoprire nuove facce del nostro mondo. Nella necessità si aguzza l'ingegno, si forma il carattere, si cerca di imparare dalle esperienze di chi è come te, di chi ci è già passato. 
-Proprio perché è così difficile avere una vita "normale", queste persone hanno vite, interessi e un modo di vedere le cose straordinario. ...Inventano ogni giorno un modo nuovo di adattarsi all'esistenza. ...Possiamo imparare molto, è come se ci avvertissero: occhio, non si può giocare troppo con la natura. Si definiscono ‘canarini da miniera’, come se avessero una visione più ampia, pur essendo in gabbia. 
Pur non trovando una risposta nella medicina, esistono terapie e studiosi che si sono occupati di Mcs. I principali centri di ricerca e disintossicazione sono a Dallas, dal dottor William Rea, o in Germania nella clinica universitaria di Friburgo. Le cure sono costose e ogni malato, mai come in questo caso, è "storia a sé". Eppure la comunità degli affetti da Mcs non è afflitta nè senza speranza. Anzi, la mancanza di "esperti" fa sì che fondamentali si rivelino le comunità di aiuto, i consigli da paziente a paziente, l'ascolto reciproco. Perché alla fine vivere è tutto ciò che conta, come dice una delle persone intervistate da Caterina nel suo libro, con ironia: "Sono deodorata, decolorata, sprofumata, ripulita, struccata, degassata, svuotata, decontaminata, disintossicata… Malata, viva".
fonte: blog.panorama

Nel 2006 Caterina Serra vince il premio Paola Biocca per TILT
fonte: women.it

lunedì 23 aprile 2012

Lo Stato del Massachusetts ha pubblicato una brochure sull'MCS




Il crescente utilizzo di prodotti chimici nella vita quotidiana è la causa della diffusione della sensibilità multipla chimica (MCS). Negare l'esistenza di persone che soffrono di MCS ha avuto, in passato, effetti deleteri. Il Ministero della Salute del Massachusetts ha intrapreso un cammino costruttivo, pubblicando una brochure per sensibilizzare la popolazione sulla Sensibilità Chimica Multipla e per fornire le informazioni mediche basilari necessarie a prevenire l'MCS.


Cosa devi sapere sulla Sensibilità Chimica Multipla
fonti: csn-deutschland
Bureau of Environmental Health
Massachusetts Department of Public Health
Health and Human Services

domenica 22 aprile 2012

I marker che permettono di individuare le persone affette da MCS


Bell (in Arizona) ha riportato cambiamenti nelle caratteristiche dell'EEG in risposta ad esposizioni a basse dosi. 
Kimata (in Giappone) ha riportato cambiamenti nei livelli dell'NGF e di istamina che possono essere specifici nell'MCS. 
Millqvist (in Svezia) ha riportato un aumento della sensibilità con tosse alla capsacina nei pazienti con MCS. 
Shinohara (in Giappone) ha riportato reazioni di ipersensibilità chimica e Joffres (in Canada) ha riportato cambiamenti nella conducibilità della pelle con esposizioni a basse dosi. 
Ci sono diversi studi basati su misurazioni del lavaggio nasale che dimostrano che gli individui con sensibilità chimica rispondono all'esposizione chimica con l'aumento dei marker infiammatori.
Ciascuno di questi cambiamenti può essere specifico nei pazienti di MCS e ciascuno è compatibile con il modello del circolo NO/ONOO. Questi dovrebbero essere considerati come possibili "biomarker specifici" nella MCS.
In Italia l'IDI di Roma, fornisce un innovativo tipo di analisi detto Servizio BILARA: attraverso un prelievo di sangue, si misurano una  serie di parametri che descrivono a livello cutaneo e generale dell'organismo: lo stato nutrizionale (vitamine, potenziale energetico cellulare), la capacità antiossidante e detossificante, lo stato delle difese immunologiche primarie (protezione da cellule microbiche o trasformate) note come "radicali liberi".

mercoledì 11 aprile 2012

VERSO IL RICONOSCIMENTO EUROPEO


Coinvolgiamo i deputati che abbiamo votato e chiediamo loro di firmare la Dichiarazione scritta P7_DCL (2012) 0014.

Siamo ancora in tempo per non far decadere la dichiarazione!
Per trovare i deputati    http://www.europarl.europa.eu/meps/en/search.html 

fonte: Parlamento Europeo

giovedì 29 marzo 2012

Sostanze chimiche: basse dosi - alto impatto sulla salute

Le esposizioni alle basse concentrazioni possono avere gravi conseguenze sulla salute. 

Si tratta del risultato di una nuova ricerca, frutto di tre anni di lavoro che  finalmente dà una risposta ad una delle maggiori questioni che si ponevano gli studiosi e cioè se le basse concentrazioni alle quali sono esposti la maggior parte delle persone fossero dannose. 

 I risultati della ricerca sono stati resi noti il 14 marzo dal team dei 12 scienziati che hanno effettuato uno studio sulle sostanze chimiche che, simulando gli ormoni, interferiscono col sistema endocrino. 
Nel cibo, nei prodotti di uso quotidiano, comprese le materie plastiche, i pesticidi ed i cosmetici si trovano decine di sostanze chimiche che possono mimare o bloccare gli ormoni.

La conclusione è che le esposizione a basse dosi ad alcune sostanze hormone-like producono effetti sulla salute che non vengono generati dalle dosi elevate.

sabato 17 marzo 2012

Deodoranti per la casa tra gli "inquinanti domestici"

Diverse associazioni di consumatori europee, compresa l'italiana Altroconsumo, stanno lanciando un atto d'accusa contro i prodotti per deodorare e profumare la casa. Il Beuc, l'ufficio europeo delle associazioni di consumatori, ha realizzato uno studio con il contributo delle associazioni di consumatori di Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Belgio. L'indagine europea ha misurato la qualità dell'aria nel caso di utilizzo di deodoranti ed altri prodotti profumati che vengono reclamizzati per la capacità di pulire e rinfrescare la casa, compresi detersivi per la pulizia contenenti profumo, e quelli che si utilizzano per mezzo di diffusori che funzionano liberando nell'aria sostanze organiche volatili.
I test condotti dalle associazioni di consumatori per valutare l'impatto sulla salute delle persone e sull'ambiente hanno riguardato 76 prodotti, di cui 27 presenti sul mercatomercato italiano.
Questi prodotti possono essere ripresi nella categoria delle sostanze inquinanti domestiche, in quanto piuttosto che migliorare l'aria, la inquinano. Alcuni deodoranti rilasciano sostanze inquinanti e cancerogene, quali benzene , stirene, eteri glicolici, formaldeide. Alcuni dovrebbero essere immediatamente ritirati dal mercato. Le persone sensibili, come i bambini, gli asmatici o le donne in gravidanza, non dovrebbero entrare o sostare in ambienti dove sono utilizzati tali prodotti.
Se presenti in forti quantità, la maggior parte di questi composti irritano gli occhi ed i polmoni, ma non è detto che la diffusione lenta e a piccolissime dosi di queste sostanze, così come avviene attraverso i diffusori che vanno più di moda di recente ed hanno sostituito quelli a diffusione istantanea, sia meno dannosa.
I diffusori elettrici rappresentano circa un terzo del mercato, mentre gel e candele occupano il 15% del mercato. Tali dispositivi riescono a diffondere il profumo in maniera molto volatile ed esso si diffonde immediatamente nell'aria.
Il 72% degli asmatici è costituito da persone sensibili ai profumi, che sono da considerare vere e proprie sostanze inquinanti dell'aria in grado anche di causare reazioni allergiche.
Alcuni prodotti contengono anche tracce di diossina, paradiclorobenzene, formolo, tutte sostanze nocive per la salute alle quali occorre ancora aggiungere l'acetaldeide che attacca in particolar modo il fegato.
Neanche le candele e l'incenso sono privi di colpe. Le candele liberano l'acroleina, la formaldeide e l'acetaldeide in concentrazioni in generale superiori alle norme raccomandate dall'agenzia europea per la tutela dell'ambiente (EPA).
L'esposizione ai fumi d'incenso è altrettanto a rischio. Essi contengono sostanze come i benzeni che causerebbero disturbi alla salute come la tosse, l'asma, delle dermatosi, e perfino il cancro.
Studi sugli animali dimostrano che dopo esposizione a quantità normale di un prodotto venduto nel commercio, quest'ultimi soffrivano per irritazioni della pelle e dei polmoni e manifestavano un rallentamento della respirazione e comportamenti anormali. Le associazioni dei consumatori chiedono alla Commissione europea, che ha redatto la direttiva REACH per la registrazione, valutazione e approvazione di alcune sostanze chimiche, e ai legislatori nazionali chiedono:
- che tutte le sostanze chimiche presenti in questi prodotti siano sottoposte a test tossicologici prima che sia autorizzata la vendita di tali deodoranti per casa;
- che le sostanze irritanti e allergeniche, quando presenti, siano dichiarate in etichetta;
- che siano ritirati dal mercato i deodoranti per ambiente che rilasciano sostanze cancerogene;
- che sia obbligatoriamente stampata su ogni prodotto la frase "non utilizzare in presenza di bambini, asmatici e donne incinta";
- siano sanzionati e ritirati i messaggi pubblicitari ingannevoli che dichiarano che tali prodotti "purificano l'aria".
fonte: italia salute- leonardo

venerdì 9 marzo 2012

Al Policlinico Umberto I di Roma presto ambienti idonei ai malati di MCS

Roma, 8 mar - Intesa fra il Policlinico Umberto I di Roma e le associazioni dei malati di MCS (Multiple Chemical Sensitivity) per l'individuazione, "nel più breve tempo possibile", di "un ambiente idoneo per la loro presa in carico". 

Sono oltre 4.000, i cittadini italiani affetti dalla Sindrome di MCS (Multiple Chemical Sensivity, in italiano Sensibilità Chimica Multipla), sindrome multisistemica fisico-organica di intolleranza ambientale totale alle sostanze chimiche che colpisce apparati ed organi del corpo umano: respiratorio, neurologico, cardiocircolatorio, digerente, renale, muscolare, osteoarticolare e ormonale. I sintomi compaiono acutamente quando il malato entra in contatto accidentale o per motivi professionali con sostanze chimiche, anche in minime dosi, normalmente tollerate dalla maggior parte della popolazione e di uso quotidiano: insetticidi, disinfettanti, detersivi, profumi, deodoranti, vernici, solventi, colle, carta stampata, inchiostri, fumi di combustione, prodotti plastici ma anche farmaci e anestetici.Mauro Celli, Responsabile Aziendale Malattie Rare del Policlinico Umberto I di Roma, ha spiegato che l'azienda ospedaliera ha assicurato alle associazioni Amici della MCS, Anchise, Associazione Malattie da intossicazione Cronica e/o Ambientale (A.M.I.C.A), "la massima collaborazione per accogliere queste persone nel modo più corretto e cioè con ambienti e attrezzature adeguate".

mercoledì 7 marzo 2012

Negli Usa: pubblicata la bozza delle Linee Guida per la Salute Ambientale nelle Scuole

Uno strumento per difendere i bambini dagli inquinanti ambientali che influiscono sulla loro salute.
Ora c'è un mese e mezzo per le obiezioni

Scoperta molecola che fa mantenere giovane il cervello


Si chiama CREB1 ed è attivata dal mangiare con moderazione
I risultati della ricerca italiana sono stati pubblicati, nel dicembre scorso, sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences USA (PNAS)

 Mangiare troppo “appesantisce” il cervello facendolo invecchiare: ricercatori italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma hanno identificato una molecola che aiuta il cervello a mantenersi giovane e che può essere attivata mangiando meno. Questa molecola, chiamata CREB1, viene attivata da una dieta a basso contenuto calorico (restrizione calorica) e funziona da direttore d’orchestra accendendo altri geni importanti per la longevità e per il buon funzionamento del cervello.
È la scoperta frutto del lavoro scientifico condotto dall’equipe di Giovambattista Pani, ricercatore dell’Istituto di Patologia Generale, Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, diretto dal Professor Achille Cittadini, in collaborazione con il gruppo di ricerca del professor Claudio Grassi dell’Istituto di Fisiologia Umana. Il lavoro ha visto impegnati per diversi anni un dottorando di ricerca, Salvatore Fusco, e altri giovani colleghi (Sofia Chiatamone Ranieri, Cristian Ripoli, Maria Vittoria Podda, Lucia Leone) di entrambi gli Istituti. La ricerca viene pubblicata questa settimana sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences USA (PNAS).
“La speranza – afferma il dottor Pani – è che si trovi il modo di attivare CREB1, per esempio attraverso nuovi farmaci, anche senza doverci sottoporre a una dieta ferrea.
La restrizione calorica, non scevra da effetti collaterali, è stata per noi più che altro un espediente sperimentale per scoprire e accendere un circuito protettivo del cervello che coinvolge CREB1 e altri geni responsabili della longevità, le sirtuine (Sirt)”.
La restrizione calorica, ovvero una sorta di dieta non particolarmente drastica in cui l’animale può mangiare solo fino al 70% del cibo che consumerebbe normalmente, è uno strumento ormai noto per allungare la vita, come si è visto in molti modelli sperimentali. Sottoposti a restrizione calorica i topi non vanno incontro a obesità e diabete, presentano migliori performance cognitive, sono meno aggressivi e non sviluppano, se non molto più tardivamente, alterazioni comparabili a quelle della malattia di Alzheimer e, comunque, in forma meno grave rispetto agli animali supernutriti.
Non a caso negli ultimi anni si è andata facendo largo l’ipotesi, sempre più avvalorata da numerosi risultati sperimentali, che l’obesità fa male al cervello, lo rallenta, lo fa invecchiare precocemente, rendendolo suscettibile alle malattie tipiche della terza età come la demenza senile e il Parkinson. Al contrario, la restrizione calorica mantiene giovane il cervello. Ciò nondimeno, i “pulsanti” molecolari che governano gli effetti positivi della dieta sul cervello non erano finora noti.
Ci hanno pensato i ricercatori dell’Università Cattolica a fare un po’ di luce, scoprendo una molecola attivata dalla restrizione calorica. Gli esperti hanno dimostrato che a mediare gli effetti positivi della dieta nel cervello è la proteina CREB1, una molecola che supervisiona l’attivazione di altri geni tra cui quelli delle molecole della longevità, le sirtuine. Non a caso CREB1 regola importanti funzioni cerebrali come la memoria, l’apprendimento e il controllo dell’ansia e la sua attività diminuisce o viene compromessa fisiologicamente dall’età che avanza.
“I neuroni – spiega il professor Grassi – comunicano tra loro mediante giunzioni specializzate chiamate sinapsi la cui funzione è essenziale non solo per la trasmissione delle informazioni nelle reti neurali, ma anche per il loro immagazzinamento (formazione dei ricordi). La corretta funzione delle sinapsi è, quindi, determinante per l’apprendimento e la memoria e sue alterazioni sono alla base del declino cognitivo che
si osserva nella malattia di Alzheimer e in altre forme di demenza. I nostri studi dimostrano che la restrizione calorica potenzia la capacità delle sinapsi di memorizzare le informazioni e che tale azione benefica è mediata da CREB1”.
I ricercatori italiani hanno scoperto, infatti, che la funzione di CREB1 può essere di molto aumentata semplicemente riducendo l’introito calorico e che CREB è assolutamente indispensabile per l’effetto della restrizione calorica sul cervello. Infatti, in topi mancanti di CREB1 nelle aree cerebrali deputate alle  funzioni cognitive, i benefici della restrizione calorica sul cervello (miglioramento della memoria, etc.) risultano totalmente aboliti. Pertanto, l’animale, nonostante la dieta, presenta gli stessi deficit dell’animale supernutrito. Queste osservazioni identificano, quindi, per la prima volta un importante mediatore degli effetti della dieta sul cervello.
“Questa scoperta – conclude il dottor Pani – ha notevoli implicazioni per future terapie volte a mantenere il cervello giovane e prevenirne la degenerazione senile. Inoltre, i nostri studi gettano luce sulla correlazione, evidente ma mai completamente compresa, tra malattie metaboliche (diabete e obesità) e declino delle attività cognitive”.