Se la vita ci è resa difficile da questa assurda malattia, noi non ci arrendiamo!
"Short-term profits can short-change our future...The cost of ignoring the chemical effects on human health is quietly but steadily growing ever higher, creating a dangerous risk to the very underpinnings of society" Cindy Duering
"Scopo e compito della scienza (episthmh) è lo scoprire qualcosa che non è stato ancora scoperto e il cui esser scoperto sia preferibile al restare ignoto". Ippocrate
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venerdì 29 luglio 2011

È sicuro il cartone per alimenti?


Secondo il professore Koni Grob, chimico dell’Official Food Control di Zurigo il cartone riciclato usato per il packaging potrebbe essere potenzialmente pericoloso a causa dei residui di inchiostro. La ricerca è stata pubblicata su Packaging technology and science e sottolinea come il riciclo del cartone usato per l’imballaggio secondario, ossia che non viene in contatto diretto con i cibi, possa essere contaminato da inchiostri derivati dal petrolio, cioè  da oli minerali che, se assorbiti in grosse quantità, possono favorire infiammazioni e cancro.
Grob ha analizzato le confezioni di 120 prodotti in vendita in Germania che avevano date di scadenza lunghe anche 2 anni. Solo 30 imballaggi non avevano presenza di inchiostri. Spiega Il Fatto alimentare che riporta lo studio:
La cosa sorprendente è che la contaminazione da oli sembra avvenire anche quando l’alimento è a contatto diretto con una confezione “primaria” di cartone non riciclato, se questa è stata stivata in scatoloni più grandi di cartone ondulato riciclato. Come a dire: gli oli minerali sono pericolosi anche quando non a diretto contatto con il cibo, ma riescono a “passare” addirittura la barriera del cartone non riciclato.
Una possibile soluzione consiste nel pre-selezionare il cartone destinato all’industria alimentare che deve essere il più pulito possibile e non contaminarlo con carta stampata tipo volantini o brochure. Di fatto però le contaminazioni con gli inchiostri possono continuare a sussistere tanto che un’azienda bio come la Jordans ha smesso di usarli. Allora perché non concentrarsi nella ricerca di stabili inchiostri bio?

Fonte: eco blog
Foto: terninrete

martedì 26 luglio 2011

Sostanze tossiche negli alimenti


Piombo nel pane e arsenico nel caffè? Se non si è grandi consumatori, non c'è pericolo...
L'ANSES (agenzia francese per la sicurezza alimentare) ha pubblicato il rapporto sulle sostanze chimiche trovate negli alimenti. Se il livello di esposizione a tali sostanze è alto, l'agenzia  raccomanda di moderare il consumo di alcuni alimenti.
Mangiare di tutto ma in quantità limitate: questo è il consiglio più che mai attuale.
L'Anses si è dedicata per 4 anni ad un'accurata indagine per misurare il rischio a lungo termine da esposizione a sostanze chimiche contenute negli alimenti, nonchè il loro valore nutrizionale.
 Sono stati analizzati ben 20.000 prodotti, preparati così come vengono consumati, ed è stato valutato il rischio tossicologico di  361 sostanze. Si tratta di "uno degli studi più ricco e completo che sia  mai stato condotto a livello mondiale", ha dichiarato l'Anses.
Per l'85% delle sostanze, "il rischio per la popolazione può essere considerato eslusivamente in base al consumo" e il livello di esposizione rimane, in generale, al di sotto delle soglie tossicologiche.
Questo è il caso dei contaminanti inorganici (non necessari al funzionamento dell'organismo, a differenza dei metalli) come il bario, il cobalto, il nikel, alcuni inquinanti organici persistenti come il PFOA delle pentole antiaderenti, alcune micotossine, la maggior parte dei 254 residui di pesticidi valutati... Tuttavia, l'agenzia ritiene che bisogna "incrementare gli sforzi per ridurre il livello dei contaminanti negli alimenti", 
 Grandi bevitori di vino, attenti! 
Per una dozzina di sostanze o gruppi di sostanze, però, il rischio di superare le soglie tossicologiche "non può essere escluso". Ci può essere un prodotto "con un livello di contaminazione non necessariamente elevato ma consumato in quantità elevate", come il pane, contenente cadmio, piombo, micotossine, la pasta (alluminio), il caffè (rame, arsenico inorganico, acrilamide), il latte dei neonati (piombo, arsenico inorganico)... L'Anses rileva un aumento del 400% del cadmio ingerito rispetto ad uno studio simile, ma su scala molto inferiore, pubblicato nel 2006. Sin troppe micotossine e acrilammide nelle patatine fritte e troppo solfito nel vino mettono a rischio i grandi consumatori." Lo studio evidenzia alcuni rischi a lungo termine per gli adolescenti, quando la loro alimentazione è basata su un consumo eccessivo di cereali (compresa la pasta) e patatine fritte", ha affermato, a questo proposito, il direttore dell'Anses, Marc Mortureux.
Tra gli inquinanti organici persistenti, le diossine ed i PCB sono nell'86% dei prodotti testati; anche se l'esposizione della popolazione è notevolmente ridotta in cinque anni, alcuni consumatori restano molto esposti. Per le diossine ed il PCB nel pesce grasso ed il mercurio organico nel tonno, dobbiamo rispettare le raccomandazioni per il consumo di pesce: due volte a settimana, variando la specie e la provenienza, e limitando il consumo di alcuni di essi. Si dovrebbero "ridurre i livelli di questi contaminanti nei prodotti alimentari principali", attraverso regolamenti e controlli del settore, ha confermato l'Anses.

Dal punto di vista nutrizionale, c'è il rischio di un'eccessiva assunzione di sodio per gli amanti di pane ed insaccati, e l'inadeguata assunzione di calcio, magnesio, ferro e selenio per una parte della popolazione. L'apporto di ferro è inferiore al 74% del fabbisogno in alcuni bambini. 
I limiti dello studio, secondo l'Anses, sono che non vengono considerate le concomitanti esposizioni a diversi inquinanti anche di natura non alimentare.

"Non è importante distinguere alimenti buoni o cattivi", ha detto Marc Mortureux. 
Dominique Gombert, direttore della valutazione dei rischi, sostiene che "una dieta equilibrata e diversificata" mette al riparo dalle esposizioni.
 Un consiglio facile da seguire, dunque, per limitare i rischi.
Fonte: TF1 News

sabato 23 aprile 2011

Lo stress ossidativo si combatte anche con gli alimenti


L'università di Boston ha condotto uno studio per stabilire il potere antiossidante dei vari alimenti. Il potere antiossidante è stato misurato grazie ad una scala, l'ORAC, secondo la quale a valori più alti  corrispondono maggiori poteri antiossidanti:

Cetrioli 1 = 36 unità
Pomodori 1 = 116unità
Albicocche 3 = 172 unità
Spinaci crudi 1 piatto = 182 unità
Melone tre fette = 197 unità
Pera 1 =  222 unità
Banana 1 = 223 unità
Pesca 1 =  248 unità
Mela 1 = 301 unità
Melanzana 1 = 326 unità
Uva bianca 1 grappolo = 357 unità
Cipolla 1 = 360unità
Uvetta nera 1 cucchiaio = 396 unità
Cavolfiore cotto una tazza = 400 unità
Fagiolini cotti una tazza = 404 unità.
Patata americana 1 =  433 unità
Kiwi 1 = 458 unità
Peperone 1 = 529 unità
Uva nera un grappolino = 569 unità
Avocado 1 = 571 unità
Patata arrosto 1 = 575 unità
Susina 1 = 626 unità
Arancia 1 = 983 unità
Succo di arancia 1 bicchiere = 1142 unità
Fragole una tazza  = 1170 unità
Pompelmo rosa 1 = 1188 unità
Succo di pompelmo 1 bicchiere = 1274 unità
Cavoli di Bruxelles cotti 1 tazza = 1384 unità
Prugne nere 3  = 1454 unità
More 1 tazza = 1466 unità
Barbabietola cotta 1 tazza = 1782 unità
Spinaci cotti 1 tazza = 2042 unità
Cavolo verde cotto 1 tazza = 2048 unità
Mirtilli 1 tazza = 3480 unità
Succo di uva nera 1 bicchiere = 5216 unità

Fonte: my-personaltrainer